Cosa esce da qui
Niente cookie di profilazione, niente analytics, niente pubblicità, e l’account è facoltativo: tutto si gioca anche senza. Partita singola, draft locale e identikit da soli sono file statici che il browser scarica: si giocano anche senza rete e non mandano niente a nessuno — tranne, col suono acceso, i nomi delle due squadre per la voce del telecronista, qui sotto.
Le modalità in rete sono l’eccezione, e va detto chiaro: torneo privato, torneo online, la più alta delle sei e sfida identikit hanno bisogno di un server che tenga insieme i giocatori. Riceve il nome che scegli, il codice della partita e le tue mosse — le figurine che incolli, la statistica su cui scommetti, quanti errori hai fatto. Il nome lo vedono gli altri della partita. Da ospite non chiede altro: niente indirizzi, niente contatti.
Nel torneo online c’è una differenza che vale la pena sapere prima di entrare: non scegli tu con chi giochi. La sala è pubblica, quindi il nome della squadra che scrivi lo leggono degli sconosciuti — non solo le persone a cui avresti dettato un codice. Resta l’unica cosa che sanno di te, e sparisce con la partita.
Una cosa la vede comunque, come qualunque server: l’indirizzo IP da cui arriva la richiesta. Serve a una cosa sola, contare quante partite — e quanti annunci del telecronista — vengono chiesti da lì in un’ora, perché uno script lasciato acceso non spenga il gioco per tutti. Non viene salvato da nessuna parte e il contatore si cancella da sé passata l’ora.
Il sito e il server delle partite in rete girano su Cloudflare, che come ogni fornitore di hosting vede il traffico che passa dai suoi server.
La voce del telecronista è l’altra eccezione. Quando due squadre si presentano — nella sfida in locale e nei tornei — e il suono è acceso, i due nomi vanno al nostro server, che li manda a Google (Gemini) perché li pronunci. Google riceve soltanto quei due nomi, e con il piano gratuito che usiamo può servirsene per migliorare i suoi servizi. L’audio resta un mese nella cache di Cloudflare, così la stessa coppia di nomi non si rigenera: è l’unica cosa che sopravvive alla partita. Con il suono spento non parte niente.
Da ospite, quei dati vivono quanto la partita e non finiscono in nessun archivio. Chiusa la partita non restano — a parte l’audio della voce, detto sopra.
Se accedi con Google, Google ci dice una cosa sola: un codice anonimo che ti riconosce alla volta dopo. Non l’email, non il nome, non la foto — non li chiediamo. Teniamo quel codice, il nome che scegli qui e, se lo imposti, il nome squadra predefinito, gli esiti delle tue partite (li manda il tuo browser alla fine di ognuna, e li vedi solo tu), gli amici che aggiungi e gli inviti che mandi, che scadono dopo un quarto d’ora. Il nome che scegli qui non resta privato: compare, visibile a chiunque apra il sito, nelle classifiche (in home e nella loro pagina), accanto ai risultati che il server ha verificato: la stagione singola migliore, la carriera — col nome della squadra con cui l’hai giocata —, i duelli vinti contro persone, gli identikit indovinati, la serie migliore a «la più alta», gli album completati e le missioni fatte. L’album resta privato: si vede solo quanti ne hai completati. Per ricordarci che sei dentro usiamo un solo cookie tecnico, necessario e senza pubblicità, che dura trenta giorni. Dal profilo puoi uscire o cancellare l’account: si cancella tutto, subito.
La partita resta dentro la scheda del browser: il seed, le impostazioni e le figurine incollate, così un ricaricamento — o il cambio di lingua — non la butta via. Non esce da lì e non arriva a nessun server. Chiudi la scheda e non esiste più: per ritrovare la stessa sfida serve il seed, che è l’unica cosa da annotare.